Allora, facciamo il punto. È la metà di giugno.
Fino a tre giorni fa la tua unica preoccupazione era capire se i soldi rimasti sulla Postepay Evolution bastavano per una bibita e un trancio di pizza margherita che sa di cartone al concerto in spiaggia. E invece no. Invece sei lì, nell’androne della scuola, davanti a quel tabellone di sughero che puzza di muffa e sogni infranti.
Scorri col dito. Cerchi il tuo nome. E accanto vedi quella parola che ha lo stesso peso specifico di un meteorite che si abbatte sulla tua dignità: Sospensione del giudizio. Rimandato. Matematica (o fisica, o latino, scegli tu il tuo carnefice personale).
In quel preciso istante, mentre realizzi che la tua estate è ufficialmente diventata una succursale del purgatorio, il tuo cervello fa quello che fa sempre quando si trova davanti a un trauma: cerca un colpevole che non sia tu.
📖 Indice dell’Articolo
- Fase 1: La colpa è del Destino Cosmico
- Fase 2: Il bagno di realtà
- Fase 3: Il Plot Twist di fine anno
- La morale di metà Giugno
Fase 1: La colpa è del Destino Cosmico (e di una divinità offesa)
La prima reazione è l’archeologia mitologica. Ti siedi sul muretto fuori da scuola, accendi il telefono, guardi il vuoto e cominci a elaborare teorie complottistiche sull’universo.
“Non è possibile. Io a maggio ho studiato. Cioè, ho guardato il libro aperto mentre pensavo a cosa avrei fatto nel 2032, ma il libro era aperto. Questa è chiaramente la Natura Matrigna. È Leopardi che aveva ragione, l’universo è un meccanismo cieco che gode del mio soffrire”.
Poi passi alle divinità. Pensi che forse, quando a febbraio hai tirato un porco indicibile perché ti si è bagnata la scarpa in una pozzanghera, qualche divinità sumera o babilonese si sia offesa personalmente. Sì, dev’essere il dio Marduk che ha deciso di punirmi dandomi 4 e mezzo sulla scomposizione dei polinomi. Non c’è altra spiegazione
È una sensazione rassicurante, no? Pensare che l’intero ordine cosmico si sia coalizzato contro di te. Ti fa sentire quasi importante. Un eroe tragico.
Fase 2: Il bagno di realtà (Dipende tutto da te)
Poi, però, l’effetto del dramma cosmico svanisce. Torni a casa, vedi la faccia di tua madre che oscilla tra l’omicidio plurimo e la delusione cosmica, ed entra in gioco la vocina della coscienza. Quella te stesso cinico che ti porti dentro e che ti fa:
Aò, ma che Marduk, ma che Natura Matrigna. Ma ti ricordi quando il prof spiegava i limiti e tu stavi sotto al banco a fare le simulazioni di calciomercato su Instagram? Ti ricordi quando hai saltato l’interrogazione dicendo che avevi la labirintite e invece stavi a dormire fino a mezzogiorno? Ecco”.
E lì fa male. Fa male perché capisci la verità più pesante di tutte: è dipeso da te.
Sei stato tu a scavarti la fossa, un “lo faccio domani” alla volta. E la fregatura di quando capisci che una cosa dipende da te è che, di conseguenza, solo tu puoi risolverla. Nessun dio sumero scenderà a farti i compiti delle vacanze a luglio. Ti tocca aprire quel libro. Da solo.
Fase 3: Il Plot Twist (La Prof di Italiano e la Social Catena)
Però aspetta. “Da solo” fino a un certo punto. Perché mentre stai lì a visualizzare i prossimi due mesi passati a sudare su un tavolo di formica con le zanzare che ti usano come buffet, ti torna in mente un pezzo di quest’anno scolastico.
Aprile. Terza ora. Un caldo che sembrava già giugno. La prof di italiano spiegava La Ginestra di Leopardi. Tu eri lì che disegnavi omini stilizzati sul diario, ma una cosa ti è rimasta conficcata nel cervello: la Social Catena.
Leopardi – che tutti dipingono come uno sfigato che odiava la vita, e invece era uno con le palle quadrate – diceva una cosa fondamentale: l’uomo è fragile, la Natura è una forza immane che ci schiaccia (tipo il debito a giugno), ed è inutile farsi la guerra tra di noi o piangersi addosso da soli. L’unica salvezza per l’essere umano è unirsi, stringersi in una “social catena”, una solidarietà fraterna contro le sfighe dell’esistenza.
Tradotto per noi mortali del 2026: da solo non ce la fai, e non devi farcela da solo.
La morale di metà Giugno
Essere rimandati fa schifo, sì. È una batosta per l’orgoglio e un sequestro di persona per l’estate. Ma è anche il momento in cui la “social catena” diventa reale.
- È il compagno di classe che ha preso 8 e ti dice: “Oh, ci becchiamo due volte a settimana in biblioteca e ti spiego le funzioni”.
- È la prof che, sotto sotto, non ti ha dato quel debito per distruggerti, ma perché sa che puoi dare di più.
- Siamo noi di Ti Formiamo Noi, che stiamo qui apposta per non farti affogare da solo nel mare della disperazione pre-esame di riparazione.
Quindi, piangi la tua mezz’ora per il tabellone. Accusa pure Zeus o Odino per i prossimi dieci minuti. Ma poi alza la testa, manda un messaggio al tuo gruppo di sopravvivenza e stringi i bulloni di questa cavolo di catena. Ci vediamo a settembre, e ci vediamo promossi.
