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Ansia da Esami di Maturità e il Naso Storto Pirandelliano

Allora, facciamo un attimo un passo indietro. Immaginate la scena. Siete lì, vi alzate la mattina, tutto sommato pensate di conoscervi. Sapete chi siete, vi guardate allo specchio, vi aggiustate il ciuffo. Poi arriva vostra moglie – o nel nostro caso, la società, il prof di matematica, vostra madre, l’algoritmo di TikTok – vi guarda e fa: “Aò, ma lo sai che il naso ti pende a destra?”.

Boom. Cortocircuito. Cervello in fiamme.

È esattamente quello che succede a Vitangelo Moscarda nel primo capitolo di Uno, nessuno e centomila di Pirandello (Mia moglie e il mio naso). Un commento del cavolo, apparentemente innocuo, e questo passa da essere un tranquillo cittadino di provincia a uno psicopatico che fissa lo specchio cercando di capire chi cavolo sia quello che lo guarda. Perché lui si vedeva in un modo, ma per gli altri è un estraneo.

E se c’è un momento nella vita in cui questa sensazione ti prende alla gola e ti stringe finché non sputi i polmoni, quel momento è l’Esame di Stato. La Maturità o meglio l’ansia da esami di maturità.

La Gabbia dei Centomila (Cosa vogliono da te?)

I ragazzi di oggi ci arrivano a questo traguardo con un carico di ansia che, onestamente, a confronto l’idra di Lerna era un bagnoschiuma della Lines. Non è solo lo studio. È che attorno a quel banco si affolla una tifoseria passivo-aggressiva che fa paura:

  • I Genitori: Che proiettano su di te i loro fallimenti, le speranze, i sacrifici. “Noi ci fidiamo di te”, che tradotto dal genitoriale significa “Se prendi meno di 80 mi compro il cilicio”.
  • I Professori: Che per cinque anni ti hanno guardato come fossi un faldone burocratico da riempire e ora vogliono il grand finale, la performance da algoritmo.
  • La Società (e i Parenti a Natale): “Allora, che fai dopo? Che facoltà scegli? Guarda che il mercato del lavoro chiede ingegneri quantistici, se fai lettere finisci a consegnare le pizze sul monopattino”.

Praticamente, ogni ragazzo non è più “uno”. È diventato centomila pezzi di specchio frantumati nelle teste degli altri. Ognuno lo vede a modo suo, ognuno vuole qualcosa. E tu, dentro quel corpo di diciott’anni, ti guardi allo specchio e non ti riconosci più. Ti chiedi: “Ma io, togliendo quello che vuole mamma, quello che pretende il prof e quello che si aspettano i miei amici… io chi cavolo sono?”.

L’Ansia di Prestazione e lo Specchio Infranto

L’ansia da esame di Stato non è la paura della traccia di italiano o del problema di fisica. È il terrore di deludere l’immagine che gli altri hanno appiccicato sulla tua faccia come un post-it sbiadito. Diventi un automa che performa per non far crollare il castello di carte delle aspettative altrui. Viene da chiudersi in camera, mettersi una coperta fin sopra la testa e aspettare che l’apocalisse zombie tolga tutti d’impaccio.

Moscarda, quando capisce che non potrà mai controllare l’immagine che gli altri hanno di lui, impazzisce. Distrugge tutto.

Ma qui sta la svolta. Qui c’è il plot twist filosofico che i ragazzi di oggi devono assolutamente rubare a Pirandello.

La Svolta: Nessuno, quindi Liberi

Se provi a essere la persona perfetta per ognuno di loro, finisci al neurodeliri. È una partita persa in partenza. Non puoi controllare come ti vede il prof di latino, non puoi assecondare ogni ansia di tuo padre.

La liberazione di Moscarda arriva alla fine del libro, quando accetta di essere Nessuno.

E badate bene, “Nessuno” non significa essere uno zero alla sinistra, un fallito. Significa libertà assoluta.

Quando capisci che l’immagine che gli altri hanno di te non ti appartiene, che è solo un problema loro, smetti di ballare al ritmo della loro musica. Se sei “nessuno”, puoi essere tutto. Puoi rinascere ogni minuto.

Ragazzi, l’Esame di Stato è solo un passaggio, un ponte di legno che scricchiola. Quello che c’è dall’altra parte non è il giudizio universale, è la vita vera. E la vita vera comincia quando vi guardate allo specchio, vedete quel naso storto (o quel voto che non vi soddisfa, o quella scelta universitaria che delude le aspettative di qualcuno) e dite: “Sapete che c’è? Questo sono io. Non vi piace? Voltatevi dall’altra parte”.

Smontate i centomila pezzi che vi hanno cucito addosso. Tornate a essere Uno per voi stessi. E poi, finalmente, liberi.

In bocca al lupo. E se il naso pende a destra, fategli fare un giro a sinistra, che tanto nessuno ci sta capendo niente comunque.

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